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Di essere figli…

…non si smette mai.

Dopo diversi mesi di lontananza fisica, solo fisica,oggi mi sono di nuovo goduta l’abbraccio di mia mamma.

E, se possibile, è stato ancora più rassicurante di quanto ricordassi perchè per un attimo ho dimenticato la frenesia e la responsabilità della vita quotidiana, dell’essere madre, di avere la cesta piena di panni ed il pavimento cosparso di giocattoli.

Per un attimo sono stata solo una figlia, coccolata ed amata come amo io te. E nel vivere questo abbraccio ricordo di aver pensato che spero di poter trasmettere a te questa sensazione di pace e sicurezza che io ancora provo tra le braccia della mia mamma.

E’ un abbraccio che significa eternità e che io non ti negherò mai.

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Il lavoro

Ho lasciato la libera professione per avere più tempo per la mia famiglia.

Mi è capitata quella che tutti chiamano L’OCCASIONE, il treno che non ripassa più.

Il lavoro ha bussato alla mia porta portando con sè un buon contratto, un buon orario, e soprattutto i sabati e le domeniche liberi.

Bella differenza. Prima sapevo quando entravo e mai quando uscivo. Per 3 mesi l’anno non c’ero, non c’ero mai. Nemmeno un giorno a settimana e capitava che uscissi mentre Tu dormivi e che rientrassi mentre Tu, dopo la tua giornata, di nuovo dormissi.

Piangevo per questo, per aver perso un giorno intero con Te e per essermi sottratta al mio ruolo di madre e di moglie per tanto tempo.

Il rovescio della medaglia è che ero  felice del mio lavoro. Spesso me ne lamentavo ma lo amavo al contempo perchè anche lui era un pò la mia creatura, il mio bambino.

Quel luogo in cui ho sputato fatica e sangue per anni ora non è più mio, benchè lo senta ancora tale.

Ti confesso, amore di mamma, che mi manca davvero molto la frenesia del mio lavoro, il sentirmi davvero brava in qualcosa, la competenza che potevo offrire ogni giorno con onestà e determinazione.

Ho fatto un grande passo indietro e non ne sono pentita perchè l’ho fatto per te. Potremo vivere la primavera insieme, io che non mi ricordo nemmeno più come sono le domeniche di primavera, che non mi ricordo più com’è non mangiare panini in ufficio il giorno di pasqua, non ricordo più il 1 maggio…altro che festa dei lavoratori.

IL lavoro che sto facendo adesso non lo conosco, me lo sta insegnando una ragazza più giovane di me che tra poco andrà via ed io temo quel giorno, in una stanza con altre 7 persone rumorose e non tutte simpatiche, non sono più da sola con le mie decisioni e questo, se da una parte mi conforta, dall’altra mi toglie.

Se dovessi dirti che sono felice del mio lavoro, oggi, ti direi una bugia. Ma mi sto impegnando tanto per diventare brava e padrona di una nuova materia e per sentirmi di nuovo soddisfatta.

E’ stata la scelta giusta, ma ancora devo ripetermelo tutti i giorni.

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Il tuo papà

Oggi che hai un anno tuo papà è il tuo eroe.

Inizi a chiamarlo non appena apri gli occhi al mattino.

“Papà? …papà…papààààà??”

Ogni 175 papà dici una volta anche mamma…e a me va bene perchè non è stato sempre così.

Quando eri molto piccola e la casa era sempre piena di nonni e di “scoprila che fa caldo” o “coprila che fa freddo”, “non vedi che ha fame?”  il tuo papà non si sentiva speciale per te.

Provvedeva ai tuoi bisogni e ti coccolava ma ci è voluto del tempo perchè poteste legare davvero.

Questo è successo quando, finalmente soli, ci siamo fermati a parlare io ed il tuo papà.

Come se gli crollasse un pò il mondo addosso ha capito che per te voleva essere di più.

Ed è iniziato un normale percorso di sorrisi e abbracci e di ricerca reciproca che vi ha portati ad oggi, ad innamorarvi ogni mattino ed ogni sera e che riempie me di tenerezza ogni volta che vi vedo giocare insieme o camminare manina nella manona

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Le tue mani.

Le tue mani sembrano stelle.

Grassottelle e stupende stelline.

Le rivolgi in alto non appena sveglia, poi le ruoti, apri e chiudi le tue piccole dita nel tentativo di dire “ciao”.

Temo che quando sarai grande avrò dimenticato, oggi, di aver pensato che le tue mani sembrassero stelline.